Warning

In caso di dubbi sulla correttezza del contenuto di questa traduzione, l’unico riferimento valido è la documentazione ufficiale in inglese. Per maggiori informazioni consultate le avvertenze.

Original:

Documentation/process/maintainer-pgp-guide.rst

Translator:

Alessia Mantegazza <amantegazza@vaga.pv.it>

La guida a PGP per manutentori del kernel

Author:

Konstantin Ryabitsev <konstantin@linuxfoundation.org>

Questo documento è destinato agli sviluppatori del kernel Linux, in particolar modo ai manutentori. Contiene degli approfondimenti riguardo informazioni che sono state affrontate in maniera più generale nella sezione “Protecting Code Integrity” pubblicata dalla Linux Foundation. Per approfondire alcuni argomenti trattati in questo documento è consigliato leggere il documento sopraindicato

Il ruolo di PGP nello sviluppo del kernel Linux

PGP aiuta ad assicurare l’integrità del codice prodotto dalla comunità di sviluppo del kernel e, in secondo luogo, stabilisce canali di comunicazione affidabili tra sviluppatori attraverso lo scambio di email firmate con PGP.

Il codice sorgente del kernel Linux è disponibile principalmente in due formati:

  • repositori distribuiti di sorgenti (git)

  • rilasci periodici di istantanee (archivi tar)

Sia i repositori git che gli archivi tar portano le firme PGP degli sviluppatori che hanno creato i rilasci ufficiali del kernel. Queste firme offrono una garanzia crittografica che le versioni scaricabili rese disponibili via kernel.org, o altri portali, siano identiche a quelle che gli sviluppatori hanno sul loro posto di lavoro. A tal scopo:

  • i repositori git forniscono firme PGP per ogni tag

  • gli archivi tar hanno firme separate per ogni archivio

Fidatevi degli sviluppatori e non dell’infrastruttura

Fin dal 2011, quando i sistemi di kernel.org furono compromessi, il principio generale del progetto Kernel Archives è stato quello di assumere che qualsiasi parte dell’infrastruttura possa essere compromessa in ogni momento. Per questa ragione, gli amministratori hanno intrapreso deliberatemene dei passi per enfatizzare che la fiducia debba risiedere sempre negli sviluppatori e mai nel codice che gestisce l’infrastruttura, indipendentemente da quali che siano le pratiche di sicurezza messe in atto.

Il principio sopra indicato è la ragione per la quale è necessaria questa guida. Vogliamo essere sicuri che il riporre la fiducia negli sviluppatori non sia fatto semplicemente per incolpare qualcun’altro per future falle di sicurezza. L’obiettivo è quello di fornire una serie di linee guida che gli sviluppatori possano seguire per creare un ambiente di lavoro sicuro e salvaguardare le chiavi PGP usate nello stabilire l’integrità del kernel Linux stesso.

Strumenti PGP

Usare GnuPG v2

La vostra distribuzione potrebbe avere già installato GnuPG, dovete solo verificare che stia utilizzando la versione 2.x e non la serie 1.4 – molte distribuzioni forniscono entrambe, di base il comando ‘’gpg’’ invoca GnuPG v.1. Per controllate usate:

$ gpg --version | head -n1

Se visualizzate gpg (GnuPG) 1.4.x, allora state usando GnuPG v.1. Provate il comando gpg2 (se non lo avete, potreste aver bisogno di installare il pacchetto gnupg2):

$ gpg2 --version | head -n1

Se visualizzate gpg (GnuPG) 2.x.x, allora siete pronti a partire. Questa guida assume che abbiate la versione 2.2.(o successiva) di GnuPG. Se state usando la versione 2.0, alcuni dei comandi indicati qui non funzioneranno, in questo caso considerate un aggiornamento all’ultima versione, la 2.2. Versioni di gnupg-2.1.11 e successive dovrebbero essere compatibili per gli obiettivi di questa guida.

Se avete entrambi i comandi: gpg e gpg2, assicuratevi di utilizzare sempre la versione V2, e non quella vecchia. Per evitare errori potreste creare un alias:

$ alias gpg=gpg2

Potete mettere questa opzione nel vostro .bashrc in modo da essere sicuri.

Configurare le opzioni di gpg-agent

L’agente GnuPG è uno strumento di aiuto che partirà automaticamente ogni volta che userete il comando gpg e funzionerà in background con l’obiettivo di individuare la passphrase. Ci sono due opzioni che dovreste conoscere per personalizzare la scadenza della passphrase nella cache:

  • default-cache-ttl (secondi): Se usate ancora la stessa chiave prima che il time-to-live termini, il conto alla rovescia si resetterà per un altro periodo. Di base è di 600 (10 minuti).

  • max-cache-ttl (secondi): indipendentemente da quanto sia recente l’ultimo uso della chiave da quando avete inserito la passphrase, se il massimo time-to-live è scaduto, dovrete reinserire nuovamente la passphrase. Di base è di 30 minuti.

Se ritenete entrambe questi valori di base troppo corti (o troppo lunghi), potete creare il vostro file ~/.gnupg/gpg-agent.conf ed impostare i vostri valori:

# set to 30 minutes for regular ttl, and 2 hours for max ttl
default-cache-ttl 1800
max-cache-ttl 7200

Note

Non è più necessario far partire l’agente gpg manualmente all’inizio della vostra sessione. Dovreste controllare i file rc per rimuovere tutto ciò che riguarda vecchie le versioni di GnuPG, poiché potrebbero non svolgere più bene il loro compito.

Impostare un refresh con cronjob

Potreste aver bisogno di rinfrescare regolarmente il vostro portachiavi in modo aggiornare le chiavi pubbliche di altre persone, lavoro che è svolto al meglio con un cronjob giornaliero:

@daily /usr/bin/gpg2 --refresh >/dev/null 2>&1

Controllate il percorso assoluto del vostro comando gpg o gpg2 e usate il comando gpg2 se per voi gpg corrisponde alla versione GnuPG v.1.

Proteggere la vostra chiave PGP primaria

Questa guida parte dal presupposto che abbiate già una chiave PGP che usate per lo sviluppo del kernel Linux. Se non ne avete ancora una, date uno sguardo al documento “Protecting Code Integrity” che abbiamo menzionato prima.

Dovreste inoltre creare una nuova chiave se quella attuale è inferiore a 2048 bit (RSA).

Chiave principale o sottochiavi

Le sottochiavi sono chiavi PGP totalmente indipendenti, e sono collegate alla chiave principale attraverso firme certificate. È quindi importante comprendere i seguenti punti:

  1. Non ci sono differenze tecniche tra la chiave principale e la sottochiave.

  2. In fesa di creazione, assegniamo limitazioni funzionali ad ogni chiave assegnando capacità specifiche.

  3. Una chiave PGP può avere 4 capacità:

    • [S] può essere usata per firmare

    • [E] può essere usata per criptare

    • [A] può essere usata per autenticare

    • [C] può essere usata per certificare altre chiavi

  4. Una singola chiave può avere più capacità

  5. Una sottochiave è completamente indipendente dalla chiave principale. Un messaggio criptato con la sottochiave non può essere decrittato con quella principale. Se perdete la vostra sottochiave privata, non può essere rigenerata in nessun modo da quella principale.

La chiave con capacità [C] (certify) è identificata come la chiave principale perché è l’unica che può essere usata per indicare la relazione con altre chiavi. Solo la chiave [C] può essere usata per:

  • Aggiungere o revocare altre chiavi (sottochiavi) che hanno capacità S/E/A

  • Aggiungere, modificare o eliminare le identità (unids) associate alla chiave

  • Aggiungere o modificare la data di termine di sé stessa o di ogni sottochiave

  • Firmare le chiavi di altre persone a scopo di creare una rete di fiducia

Di base, alla creazione di nuove chiavi, GnuPG genera quanto segue:

  • Una chiave madre che porta sia la capacità di certificazione che quella di firma ([SC])

  • Una sottochiave separata con capacità di criptaggio ([E])

Se avete usato i parametri di base per generare la vostra chiave, quello sarà il risultato. Potete verificarlo utilizzando gpg --list-secret-keys, per esempio:

sec   rsa2048 2018-01-23 [SC] [expires: 2020-01-23]
      000000000000000000000000AAAABBBBCCCCDDDD
uid           [ultimate] Alice Dev <adev@kernel.org>
ssb   rsa2048 2018-01-23 [E] [expires: 2020-01-23]

Qualsiasi chiave che abbia la capacità [C] è la vostra chiave madre, indipendentemente da quali altre capacità potreste averle assegnato.

La lunga riga sotto la voce sec è la vostra impronta digitale – negli esempi che seguono, quando vedere [fpr] ci si riferisce a questa stringa di 40 caratteri.

Assicuratevi che la vostra passphrase sia forte

GnuPG utilizza le passphrases per criptare la vostra chiave privata prima di salvarla sul disco. In questo modo, anche se il contenuto della vostra cartella .gnupg venisse letto o trafugato nella sia interezza, gli attaccanti non potrebbero comunque utilizzare le vostre chiavi private senza aver prima ottenuto la passphrase per decriptarle.

È assolutamente essenziale che le vostre chiavi private siano protette da una passphrase forte. Per impostarla o cambiarla, usate:

$ gpg --change-passphrase [fpr]

Create una sottochiave di firma separata

Il nostro obiettivo è di proteggere la chiave primaria spostandola su un dispositivo sconnesso dalla rete, dunque se avete solo una chiave combinata [SC] allora dovreste creare una sottochiave di firma separata:

$ gpg --quick-add-key [fpr] ed25519 sign

Ricordate di informare il keyserver del vostro cambiamento, cosicché altri possano ricevere la vostra nuova sottochiave:

$ gpg --send-key [fpr]

Note

Supporto ECC in GnuPG GnuPG 2.1 e successivi supportano pienamente Elliptic Curve Cryptography, con la possibilità di combinare sottochiavi ECC con le tradizionali chiavi primarie RSA. Il principale vantaggio della crittografia ECC è che è molto più veloce da calcolare e crea firme più piccole se confrontate byte per byte con le chiavi RSA a più di 2048 bit. A meno che non pensiate di utilizzare un dispositivo smartcard che non supporta le operazioni ECC, vi raccomandiamo ti creare sottochiavi di firma ECC per il vostro lavoro col kernel.

Se per qualche ragione preferite rimanere con sottochiavi RSA, nel comando precedente, sostituite “ed25519” con “rsa2048”. In aggiunta, se avete intenzione di usare un dispositivo hardware che non supporta le chiavi ED25519 ECC, come la Nitrokey Pro o la Yubikey, allora dovreste usare “nistp256” al posto di “ed25519”.

Copia di riserva della chiave primaria per gestire il recupero da disastro

Maggiori sono le firme di altri sviluppatori che vengono applicate alla vostra, maggiori saranno i motivi per avere una copia di riserva che non sia digitale, al fine di effettuare un recupero da disastro.

Il modo migliore per creare una copia fisica della vostra chiave privata è l’uso del programma paperkey. Consultate man paperkey per maggiori dettagli sul formato dell’output ed i suoi punti di forza rispetto ad altre soluzioni. Paperkey dovrebbe essere già pacchettizzato per la maggior parte delle distribuzioni.

Eseguite il seguente comando per creare una copia fisica di riserva della vostra chiave privata:

$ gpg --export-secret-key [fpr] | paperkey -o /tmp/key-backup.txt

Stampate il file (o fate un pipe direttamente verso lpr), poi prendete una penna e scrivete la passphare sul margine del foglio. Questo è caldamente consigliato perché la copia cartacea è comunque criptata con la passphrase, e se mai doveste cambiarla non vi ricorderete qual’era al momento della creazione di quella copia – garantito.

Mettete la copia cartacea e la passphrase scritta a mano in una busta e mettetela in un posto sicuro e ben protetto, preferibilmente fuori casa, magari in una cassetta di sicurezza in banca.

Note

Probabilmente la vostra stampante non è più quello stupido dispositivo connesso alla porta parallela, ma dato che il suo output è comunque criptato con la passphrase, eseguire la stampa in un sistema “cloud” moderno dovrebbe essere comunque relativamente sicuro. Un’opzione potrebbe essere quella di cambiare la passphrase della vostra chiave primaria subito dopo aver finito con paperkey.

Copia di riserva di tutta la cartella GnuPG

Warning

!!!Non saltate questo passo!!!

Quando avete bisogno di recuperare le vostre chiavi PGP è importante avere una copia di riserva pronta all’uso. Questo sta su un diverso piano di prontezza rispetto al recupero da disastro che abbiamo risolto con paperkey. Vi affiderete a queste copie esterne quando dovreste usare la vostra chiave Certify – ovvero quando fate modifiche alle vostre chiavi o firmate le chiavi di altre persone ad una conferenza o ad un gruppo d’incontro.

Incominciate con una piccola chiavetta di memoria USB (preferibilmente due) che userete per le copie di riserva. Dovrete criptarle usando LUKS – fate riferimento alla documentazione della vostra distribuzione per capire come fare.

Per la passphrase di criptazione, potete usare la stessa della vostra chiave primaria.

Una volta che il processo di criptazione è finito, reinserite il disco USB ed assicurativi che venga montato correttamente. Copiate interamente la cartella .gnugp nel disco criptato:

$ cp -a ~/.gnupg /media/disk/foo/gnupg-backup

Ora dovreste verificare che tutto continui a funzionare:

$ gpg --homedir=/media/disk/foo/gnupg-backup --list-key [fpr]

Se non vedete errori, allora dovreste avere fatto tutto con successo. Smontate il disco USB, etichettatelo per bene di modo da evitare di distruggerne il contenuto non appena vi serve una chiavetta USB a caso, ed infine mettetelo in un posto sicuro – ma non troppo lontano, perché vi servirà di tanto in tanto per modificare le identità, aggiungere o revocare sottochiavi, o firmare le chiavi di altre persone.

Togliete la chiave primaria dalla vostra home

I file che si trovano nella vostra cartella home non sono poi così ben protetti come potreste pensare. Potrebbero essere letti o trafugati in diversi modi:

  • accidentalmente quando fate una rapida copia della cartella home per configurare una nuova postazione

  • da un amministratore di sistema negligente o malintenzionato

  • attraverso copie di riserva insicure

  • attraverso malware installato in alcune applicazioni (browser, lettori PDF, eccetera)

  • attraverso coercizione quando attraversate confini internazionali

Proteggere la vostra chiave con una buona passphare aiuta notevolmente a ridurre i rischi elencati qui sopra, ma le passphrase possono essere scoperte attraverso i keylogger, il shoulder-surfing, o altri modi. Per questi motivi, nella configurazione si raccomanda di rimuove la chiave primaria dalla vostra cartella home e la si archivia su un dispositivo disconnesso.

Warning

Per favore, fate riferimento alla sezione precedente e assicuratevi di aver fatto una copia di riserva totale della cartella GnuPG. Quello che stiamo per fare renderà la vostra chiave inutile se non avete delle copie di riserva utilizzabili!

Per prima cosa, identificate il keygrip della vostra chiave primaria:

$ gpg --with-keygrip --list-key [fpr]

L’output assomiglierà a questo:

pub   rsa2048 2018-01-24 [SC] [expires: 2020-01-24]
      000000000000000000000000AAAABBBBCCCCDDDD
      Keygrip = 1111000000000000000000000000000000000000
uid           [ultimate] Alice Dev <adev@kernel.org>
sub   rsa2048 2018-01-24 [E] [expires: 2020-01-24]
      Keygrip = 2222000000000000000000000000000000000000
sub   ed25519 2018-01-24 [S]
      Keygrip = 3333000000000000000000000000000000000000

Trovate la voce keygrid che si trova sotto alla riga pub (appena sotto all’impronta digitale della chiave primaria). Questo corrisponderà direttamente ad un file nella cartella ~/.gnupg:

$ cd ~/.gnupg/private-keys-v1.d
$ ls
1111000000000000000000000000000000000000.key
2222000000000000000000000000000000000000.key
3333000000000000000000000000000000000000.key

Quello che dovrete fare è rimuovere il file .key che corrisponde al keygrip della chiave primaria:

$ cd ~/.gnupg/private-keys-v1.d
$ rm 1111000000000000000000000000000000000000.key

Ora, se eseguite il comando --list-secret-keys, vedrete che la chiave primaria non compare più (il simbolo # indica che non è disponibile):

$ gpg --list-secret-keys
sec#  rsa2048 2018-01-24 [SC] [expires: 2020-01-24]
      000000000000000000000000AAAABBBBCCCCDDDD
uid           [ultimate] Alice Dev <adev@kernel.org>
ssb   rsa2048 2018-01-24 [E] [expires: 2020-01-24]
ssb   ed25519 2018-01-24 [S]

Dovreste rimuovere anche i file secring.gpg che si trovano nella cartella ~/.gnupg, in quanto rimasugli delle versioni precedenti di GnuPG.

Se non avete la cartella “private-keys-v1.d”

Se non avete la cartella ~/.gnupg/private-keys-v1.d, allora le vostre chiavi segrete sono ancora salvate nel vecchio file secring.gpg usato da GnuPG v1. Effettuare una qualsiasi modifica alla vostra chiave, come cambiare la passphare o aggiungere una sottochiave, dovrebbe convertire automaticamente il vecchio formato secring.gpg``nel nuovo ``private-keys-v1.d.

Una volta che l’avete fatto, assicuratevi di rimuovere il file secring.gpg, che continua a contenere la vostra chiave privata.

Spostare le sottochiavi in un apposito dispositivo criptato

Nonostante la chiave primaria sia ora al riparo da occhi e mani indiscrete, le sottochiavi si trovano ancora nella vostra cartella home. Chiunque riesca a mettere le sue mani su quelle chiavi riuscirà a decriptare le vostre comunicazioni o a falsificare le vostre firme (se conoscono la passphrase). Inoltre, ogni volta che viene fatta un’operazione con GnuPG, le chiavi vengono caricate nella memoria di sistema e potrebbero essere rubate con l’uso di malware sofisticati (pensate a Meltdown e a Spectre).

Il miglior modo per proteggere le proprie chiave è di spostarle su un dispositivo specializzato in grado di effettuare operazioni smartcard.

I benefici di una smartcard

Una smartcard contiene un chip crittografico che è capace di immagazzinare le chiavi private ed effettuare operazioni crittografiche direttamente sulla carta stessa. Dato che la chiave non lascia mai la smartcard, il sistema operativo usato sul computer non sarà in grado di accedere alle chiavi. Questo è molto diverso dai dischi USB criptati che abbiamo usato allo scopo di avere una copia di riserva sicura – quando il dispositivo USB è connesso e montato, il sistema operativo potrà accedere al contenuto delle chiavi private.

L’uso di un disco USB criptato non può sostituire le funzioni di un dispositivo capace di operazioni di tipo smartcard.

Dispositivi smartcard disponibili

A meno che tutti i vostri computer dispongano di lettori smartcard, il modo più semplice è equipaggiarsi di un dispositivo USB specializzato che implementi le funzionalità delle smartcard. Sul mercato ci sono diverse soluzioni disponibili:

  • Nitrokey Start: è Open hardware e Free Software, è basata sul progetto GnuK della FSIJ. Questo è uno dei pochi dispositivi a supportare le chiavi ECC ED25519, ma offre meno funzionalità di sicurezza (come la resistenza alla manomissione o alcuni attacchi ad un canale laterale).

  • Nitrokey Pro 2: è simile alla Nitrokey Start, ma è più resistente alla manomissione e offre più funzionalità di sicurezza. La Pro 2 supporta la crittografia ECC (NISTP).

  • Yubikey 5: l’hardware e il software sono proprietari, ma è più economica della Nitrokey Pro ed è venduta anche con porta USB-C il che è utile con i computer portatili più recenti. In aggiunta, offre altre funzionalità di sicurezza come FIDO, U2F, e ora supporta anche le chiavi ECC (NISTP)

Su LWN c’è una buona recensione dei modelli elencati qui sopra e altri. La scelta dipenderà dal costo, dalla disponibilità nella vostra area geografica e vostre considerazioni sull’hardware aperto/proprietario.

Se volete usare chiavi ECC, la vostra migliore scelta sul mercato è la Nitrokey Start.

Configurare il vostro dispositivo smartcard

Il vostro dispositivo smartcard dovrebbe iniziare a funzionare non appena lo collegate ad un qualsiasi computer Linux moderno. Potete verificarlo eseguendo:

$ gpg --card-status

Se vedete tutti i dettagli della smartcard, allora ci siamo. Sfortunatamente, affrontare tutti i possibili motivi per cui le cose potrebbero non funzionare non è lo scopo di questa guida. Se avete problemi nel far funzionare la carta con GnuPG, cercate aiuto attraverso i soliti canali di supporto.

Per configurare la vostra smartcard, dato che non c’è una via facile dalla riga di comando, dovrete usate il menu di GnuPG:

$ gpg --card-edit
[...omitted...]
gpg/card> admin
Admin commands are allowed
gpg/card> passwd

Dovreste impostare il PIN dell’utente (1), quello dell’amministratore (3) e il codice di reset (4). Assicuratevi di annotare e salvare questi codici in un posto sicuro – specialmente il PIN dell’amministratore e il codice di reset (che vi permetterà di azzerare completamente la smartcard). Il PIN dell’amministratore viene usato così raramente che è inevitabile dimenticarselo se non lo si annota.

Tornando al nostro menu, potete impostare anche altri valori (come il nome, il sesso, informazioni d’accesso, eccetera), ma non sono necessari e aggiunge altre informazioni sulla carta che potrebbero trapelare in caso di smarrimento.

Note

A dispetto del nome “PIN”, né il PIN utente né quello dell’amministratore devono essere esclusivamente numerici.

Spostare le sottochiavi sulla smartcard

Uscite dal menu (usando “q”) e salverete tutte le modifiche. Poi, spostiamo tutte le sottochiavi sulla smartcard. Per la maggior parte delle operazioni vi serviranno sia la passphrase della chiave PGP che il PIN dell’amministratore:

$ gpg --edit-key [fpr]

Secret subkeys are available.

pub  rsa2048/AAAABBBBCCCCDDDD
     created: 2018-01-23  expires: 2020-01-23  usage: SC
     trust: ultimate      validity: ultimate
ssb  rsa2048/1111222233334444
     created: 2018-01-23  expires: never       usage: E
ssb  ed25519/5555666677778888
     created: 2017-12-07  expires: never       usage: S
[ultimate] (1). Alice Dev <adev@kernel.org>

gpg>

Usando --edit-key si tornerà alla modalità menu e noterete che la lista delle chiavi è leggermente diversa. Da questo momento in poi, tutti i comandi saranno eseguiti nella modalità menu, come indicato da gpg>.

Per prima cosa, selezioniamo la chiave che verrà messa sulla carta – potete farlo digitando key 1 (è la prima della lista, la sottochiave [E]):

gpg> key 1

Nel’output dovreste vedere ssb* associato alla chiave [E]. Il simbolo * indica che la chiave è stata “selezionata”. Funziona come un interruttore, ovvero se scrivete nuovamente key 1, il simbolo * sparirà e la chiave non sarà più selezionata.

Ora, spostiamo la chiave sulla smartcard:

gpg> keytocard
Please select where to store the key:
   (2) Encryption key
Your selection? 2

Dato che è la nostra chiave [E], ha senso metterla nella sezione criptata. Quando confermerete la selezione, vi verrà chiesta la passphrase della vostra chiave PGP, e poi il PIN dell’amministratore. Se il comando ritorna senza errori, allora la vostra chiave è stata spostata con successo.

Importante: digitate nuovamente key 1 per deselezionare la prima chiave e selezionate la seconda chiave [S] con key 2:

gpg> key 1
gpg> key 2
gpg> keytocard
Please select where to store the key:
   (1) Signature key
   (3) Authentication key
Your selection? 1

Potete usare la chiave [S] sia per firmare che per autenticare, ma vogliamo che sia nella sezione di firma, quindi scegliete (1). Ancora una volta, se il comando ritorna senza errori, allora l’operazione è avvenuta con successo:

gpg> q
Save changes? (y/N) y

Salvando le modifiche cancellerete dalla vostra cartella home tutte le chiavi che avete spostato sulla carta (ma questo non è un problema, perché abbiamo fatto delle copie di sicurezza nel caso in cui dovessimo configurare una nuova smartcard).

Verificare che le chiavi siano state spostate

Ora, se doveste usare l’opzione --list-secret-keys, vedrete una sottile differenza nell’output:

$ gpg --list-secret-keys
sec#  rsa2048 2018-01-24 [SC] [expires: 2020-01-24]
      000000000000000000000000AAAABBBBCCCCDDDD
uid           [ultimate] Alice Dev <adev@kernel.org>
ssb>  rsa2048 2018-01-24 [E] [expires: 2020-01-24]
ssb>  ed25519 2018-01-24 [S]

Il simbolo > in ssb> indica che la sottochiave è disponibile solo nella smartcard. Se tornate nella vostra cartella delle chiavi segrete e guardate al suo contenuto, noterete che i file .key sono stati sostituiti con degli stub:

$ cd ~/.gnupg/private-keys-v1.d
$ strings *.key | grep 'private-key'

Per indicare che i file sono solo degli stub e che in realtà il contenuto è sulla smartcard, l’output dovrebbe mostrarvi shadowed-private-key.

Verificare che la smartcard funzioni

Per verificare che la smartcard funzioni come dovuto, potete creare una firma:

$ echo "Hello world" | gpg --clearsign > /tmp/test.asc
$ gpg --verify /tmp/test.asc

Col primo comando dovrebbe chiedervi il PIN della smartcard, e poi dovrebbe mostrare “Good signature” dopo l’esecuzione di gpg --verify.

Complimenti, siete riusciti a rendere estremamente difficile il furto della vostra identità digitale di sviluppatore.

Altre operazioni possibili con GnuPG

Segue un breve accenno ad alcune delle operazioni più comuni che dovrete fare con le vostre chiavi PGP.

Montare il disco con la chiave primaria

Vi servirà la vostra chiave principale per tutte le operazioni che seguiranno, per cui per prima cosa dovrete accedere ai vostri backup e dire a GnuPG di usarli:

$ export GNUPGHOME=/media/disk/foo/gnupg-backup
$ gpg --list-secret-keys

Dovete assicurarvi di vedere sec e non sec# nell’output del programma (il simbolo # significa che la chiave non è disponibile e che state ancora utilizzando la vostra solita cartella di lavoro).

Estendere la data di scadenza di una chiave

La chiave principale ha una data di scadenza di 2 anni dal momento della sua creazione. Questo per motivi di sicurezza e per rendere obsolete le chiavi che, eventualmente, dovessero sparire dai keyserver.

Per estendere di un anno, dalla data odierna, la scadenza di una vostra chiave, eseguite:

$ gpg --quick-set-expire [fpr] 1y

Se per voi è più facile da memorizzare, potete anche utilizzare una data specifica (per esempio, il vostro compleanno o capodanno):

$ gpg --quick-set-expire [fpr] 2020-07-01

Ricordatevi di inviare l’aggiornamento ai keyserver:

$ gpg --send-key [fpr]

Aggiornare la vostra cartella di lavoro dopo ogni modifica

Dopo aver fatto delle modifiche alle vostre chiavi usando uno spazio a parte, dovreste importarle nella vostra cartella di lavoro abituale:

$ gpg --export | gpg --homedir ~/.gnupg --import
$ unset GNUPGHOME

Usare PGP con Git

Una delle caratteristiche fondanti di Git è la sua natura decentralizzata – una volta che il repositorio è stato clonato sul vostro sistema, avete la storia completa del progetto, inclusi i suoi tag, i commit ed i rami. Tuttavia, con i centinaia di repositori clonati che ci sono in giro, come si fa a verificare che la loro copia di linux.git non è stata manomessa da qualcuno?

Oppure, cosa succede se viene scoperta una backdoor nel codice e la riga “Autore” dice che sei stato tu, mentre tu sei abbastanza sicuro di non averci niente a che fare?

Per risolvere entrambi i problemi, Git ha introdotto l’integrazione con PGP. I tag firmati dimostrano che il repositorio è integro assicurando che il suo contenuto è lo stesso che si trova sulle macchine degli sviluppatori che hanno creato il tag; mentre i commit firmati rendono praticamente impossibile ad un malintenzionato di impersonarvi senza avere accesso alle vostre chiavi PGP.

Configurare git per usare la vostra chiave PGP

Se avete solo una chiave segreta nel vostro portachiavi, allora non avete nulla da fare in più dato che sarà la vostra chiave di base. Tuttavia, se doveste avere più chiavi segrete, potete dire a git quale dovrebbe usare ([fpg] è la vostra impronta digitale):

$ git config --global user.signingKey [fpr]

IMPORTANTE: se avete una comando dedicato per gpg2, allora dovreste dire a git di usare sempre quello piuttosto che il vecchio comando gpg:

$ git config --global gpg.program gpg2

Come firmare i tag

Per creare un tag firmato, passate l’opzione -s al comando tag:

$ git tag -s [tagname]

La nostra raccomandazione è quella di firmare sempre i tag git, perché questo permette agli altri sviluppatori di verificare che il repositorio git dal quale stanno prendendo il codice non è stato alterato intenzionalmente.

Come verificare i tag firmati

Per verificare un tag firmato, potete usare il comando verify-tag:

$ git verify-tag [tagname]

Se state prendendo un tag da un fork del repositorio del progetto, git dovrebbe verificare automaticamente la firma di quello che state prendendo e vi mostrerà il risultato durante l’operazione di merge:

$ git pull [url] tags/sometag

Il merge conterrà qualcosa di simile:

Merge tag 'sometag' of [url]

[Tag message]

# gpg: Signature made [...]
# gpg: Good signature from [...]

Se state verificando il tag di qualcun altro, allora dovrete importare la loro chiave PGP. Fate riferimento alla sezione “Come verificare l’identità degli sviluppatori del kernel” che troverete più avanti.

Configurare git per firmare sempre i tag con annotazione

Se state creando un tag con annotazione è molto probabile che vogliate firmarlo. Per imporre a git di firmare sempre un tag con annotazione, dovete impostare la seguente opzione globale:

$ git config --global tag.forceSignAnnotated true

Come usare commit firmati

Creare dei commit firmati è facile, ma è molto più difficile utilizzarli nello sviluppo del kernel linux per via del fatto che ci si affida alle liste di discussione e questo modo di procedere non mantiene le firme PGP nei commit. In aggiunta, quando si usa rebase nel proprio repositorio locale per allinearsi al kernel anche le proprie firme PGP verranno scartate. Per questo motivo, la maggior parte degli sviluppatori del kernel non si preoccupano troppo di firmare i propri commit ed ignoreranno quelli firmati che si trovano in altri repositori usati per il proprio lavoro.

Tuttavia, se avete il vostro repositorio di lavoro disponibile al pubblico su un qualche servizio di hosting git (kernel.org, infradead.org, ozlabs.org, o altri), allora la raccomandazione è di firmare tutti i vostri commit anche se gli sviluppatori non ne beneficeranno direttamente.

Vi raccomandiamo di farlo per i seguenti motivi:

  1. Se dovesse mai esserci la necessità di fare delle analisi forensi o tracciare la provenienza di un codice, anche sorgenti mantenuti esternamente che hanno firme PGP sui commit avranno un certo valore a questo scopo.

  2. Se dovesse mai capitarvi di clonare il vostro repositorio locale (per esempio dopo un danneggiamento del disco), la firma vi permetterà di verificare l’integrità del repositorio prima di riprendere il lavoro.

  3. Se qualcuno volesse usare cherry-pick sui vostri commit, allora la firma permetterà di verificare l’integrità dei commit prima di applicarli.

Creare commit firmati

Per creare un commit firmato, dovete solamente aggiungere l’opzione -S al comando git commit (si usa la lettera maiuscola per evitare conflitti con un’altra opzione):

$ git commit -S

Configurare git per firmare sempre i commit

Potete dire a git di firmare sempre i commit:

git config --global commit.gpgSign true

Note

Assicuratevi di aver configurato gpg-agent prima di abilitare questa opzione.

Come verificare l’identità degli sviluppatori del kernel

Firmare i tag e i commit è facile, ma come si fa a verificare che la chiave usata per firmare qualcosa appartenga davvero allo sviluppatore e non ad un impostore?

Configurare l’auto-key-retrieval usando WKD e DANE

Se non siete ancora in possesso di una vasta collezione di chiavi pubbliche di altri sviluppatori, allora potreste iniziare il vostro portachiavi affidandovi ai servizi di auto-scoperta e auto-recupero. GnuPG può affidarsi ad altre tecnologie di delega della fiducia, come DNSSEC e TLS, per sostenervi nel caso in cui iniziare una propria rete di fiducia da zero sia troppo scoraggiante.

Aggiungete il seguente testo al vostro file ~/.gnupg/gpg.conf:

auto-key-locate wkd,dane,local
auto-key-retrieve

La DNS-Based Authentication of Named Entities (“DANE”) è un metodo per la pubblicazione di chiavi pubbliche su DNS e per renderle sicure usando zone firmate con DNSSEC. Il Web Key Directory (“WKD”) è un metodo alternativo che usa https a scopo di ricerca. Quando si usano DANE o WKD per la ricerca di chiavi pubbliche, GnuPG validerà i certificati DNSSEC o TLS prima di aggiungere al vostro portachiavi locale le eventuali chiavi trovate.

Kernel.org pubblica la WKD per tutti gli sviluppatori che hanno un account kernel.org. Una volta che avete applicato le modifiche al file gpg.conf, potrete auto-recuperare le chiavi di Linus Torvalds e Greg Kroah-Hartman (se non le avete già):

$ gpg --locate-keys torvalds@kernel.org gregkh@kernel.org

Se avete un account kernel.org, al fine di rendere più utile l’uso di WKD da parte di altri sviluppatori del kernel, dovreste aggiungere alla vostra chiave lo UID di kernel.org.

Web of Trust (WOT) o Trust on First Use (TOFU)

PGP incorpora un meccanismo di delega della fiducia conosciuto come “Web of Trust”. Di base, questo è un tentativo di sostituire la necessità di un’autorità certificativa centralizzata tipica del mondo HTTPS/TLS. Invece di avere svariati produttori software che decidono chi dovrebbero essere le entità di certificazione di cui dovreste fidarvi, PGP lascia la responsabilità ad ogni singolo utente.

Sfortunatamente, solo poche persone capiscono come funziona la rete di fiducia. Nonostante sia un importante aspetto della specifica OpenPGP, recentemente le versioni di GnuPG (2.2 e successive) hanno implementato un meccanisco alternativo chiamato “Trust on First Use” (TOFU). Potete pensare a TOFU come “ad un approccio all fidicia simile ad SSH”. In SSH, la prima volta che vi connettete ad un sistema remoto, l’impronta digitale della chiave viene registrata e ricordata. Se la chiave dovesse cambiare in futuro, il programma SSH vi avviserà e si rifiuterà di connettersi, obbligandovi a prendere una decisione circa la fiducia che riponete nella nuova chiave. In modo simile, la prima volta che importate la chiave PGP di qualcuno, si assume sia valida. Se ad un certo punto GnuPG trova un’altra chiave con la stessa identità, entrambe, la vecchia e la nuova, verranno segnate come invalide e dovrete verificare manualmente quale tenere.

Vi raccomandiamo di usare il meccanisco TOFU+PGP (che è la nuova configurazione di base di GnuPG v2). Per farlo, aggiungete (o modificate) l’impostazione trust-model in ~/.gnupg/gpg.conf:

trust-model tofu+pgp

Come usare i keyserver in sicurezza

Se ottenete l’errore “No public key” quando cercate di validate il tag di qualcuno, allora dovreste cercare quella chiave usando un keyserver. È importante tenere bene a mente che non c’è alcuna garanzia che la chiave che avete recuperato da un keyserver PGP appartenga davvero alla persona reale – è progettato così. Dovreste usare il Web of Trust per assicurarvi che la chiave sia valida.

Come mantenere il Web of Trust va oltre gli scopi di questo documento, semplicemente perché farlo come si deve richiede sia sforzi che perseveranza che tendono ad andare oltre al livello di interesse della maggior parte degli esseri umani. Qui di seguito alcuni rapidi suggerimenti per aiutarvi a ridurre il rischio di importare chiavi maligne.

Primo, diciamo che avete provato ad eseguire git verify-tag ma restituisce un errore dicendo che la chiave non è stata trovata:

$ git verify-tag sunxi-fixes-for-4.15-2
gpg: Signature made Sun 07 Jan 2018 10:51:55 PM EST
gpg:                using RSA key DA73759BF8619E484E5A3B47389A54219C0F2430
gpg:                issuer "wens@...org"
gpg: Can't check signature: No public key

Cerchiamo nel keyserver per maggiori informazioni sull’impronta digitale della chiave (l’impronta digitale, probabilmente, appartiene ad una sottochiave, dunque non possiamo usarla direttamente senza trovare prima l’ID della chiave primaria associata ad essa):

$ gpg --search DA73759BF8619E484E5A3B47389A54219C0F2430
gpg: data source: hkp://keys.gnupg.net
(1) Chen-Yu Tsai <wens@...org>
      4096 bit RSA key C94035C21B4F2AEB, created: 2017-03-14, expires: 2019-03-15
Keys 1-1 of 1 for "DA73759BF8619E484E5A3B47389A54219C0F2430".  Enter number(s), N)ext, or Q)uit > q

Localizzate l’ID della chiave primaria, nel nostro esempio C94035C21B4F2AEB. Ora visualizzate le chiavi di Linus Torvalds che avete nel vostro portachiavi:

$ gpg --list-key torvalds@kernel.org
pub   rsa2048 2011-09-20 [SC]
      ABAF11C65A2970B130ABE3C479BE3E4300411886
uid           [ unknown] Linus Torvalds <torvalds@kernel.org>
sub   rsa2048 2011-09-20 [E]

Poi, cercate un percorso affidabile da Linux Torvalds alla chiave che avete trovato con gpg --search usando la chiave sconosciuta.Per farlo potete usare diversi strumenti come https://github.com/mricon/wotmate, https://git.kernel.org/pub/scm/docs/kernel/pgpkeys.git/tree/graphs, e https://the.earth.li/~noodles/pathfind.html.

Se trovate un paio di percorsi affidabili è un buon segno circa la validità della chiave. Ora, potete aggiungerla al vostro portachiavi dal keyserver:

$ gpg --recv-key C94035C21B4F2AEB

Questa procedura non è perfetta, e ovviamente state riponendo la vostra fiducia nell’amministratore del servizio PGP Pathfinder sperando che non sia malintenzionato (infatti, questo va contro Fidatevi degli sviluppatori e non dell’infrastruttura). Tuttavia, se mantenete con cura la vostra rete di fiducia sarà un deciso miglioramento rispetto alla cieca fiducia nei keyserver.